MariateresaMeli-politica femminile

Di Maria Teresa Meli, giornalista del Corriere della Sera.

Mi (ci) è mancata molto. Non era lì a rivelare, con la sua risata esagerata e squillante, la pochezza e l’ipocrisia del gruppo dirigente del Partito Democratico. Non era lì a regalarmi, con poche e caustiche parole, l’epitaffio per il PD che dovevo descrivere nel mio articolo.
Credo che persino lei, con tutte le sue infinite riserve di ironia e di conoscenza del mondo della sinistra e della sua storia, si sarebbe annoiata in quell’Assemblea Nazionale di venerdì e sabato scorsi. O forse sbaglio. Perché Miriam era una combattente. E si sarebbe arrabbiata per l’inconcludenza di Guglielmo Epifani, per il rancore di Pier Luigi Bersani, i lustrini di Matteo Renzi e la mancanza di grinta di Gianni Cuperlo.
Il giorno dopo, però, nonostante il malumore, avrebbe pubblicato il pezzo che tutti noi avremmo voluto scrivere. E, come solo lei sapeva fare, avrebbe realizzato un quadro realista di un partito che cade a pezzi, mentre i suoi maggiorenti si sbranano e fanno la pace con altrettanta disinvoltura.
In questo periodo mi sono chiesta più volte come l’avrebbe presa, che impressione avrebbe tratto da questo PD. Che cosa avrebbe detto e che cosa avrebbe fatto di fronte a un partito che non aveva la sua passione, ma solo il livore di chi i sentimenti li ha accantonati da tempo. Come avrebbe descritto il Renzi che dá la scalata alla segreteria e il vecchio gruppo dirigente che lo osteggia? E andando oltre lo steccato di un partito asfittico, a quali motti avrebbe fatto ricorso per raccontare queste larghe intese che scimmiottano malamente una pacificazione che non c’è?
Avrebbe riso, di pancia e di scherno, a sentir paragonare questo governo al compromesso storico, o si sarebbe arrabbiata per la similitudine impropria e anche un po’ ridicola che qualcuno ha utilizzato per dare dignità a questo esperimento? Non la conoscevo così bene per poter rispondere, ma la conoscevo abbastanza perché queste domande mi ronzino nella mente mentre assisto allo spettacolo di un PD che, per l’ennesima volta, si perde nella guerriglia interna a costo di farsi sconfiggere nella guerra vera, quella delle elezioni che, prima o poi, arriveranno. E decideranno se quel partito è in grado di governare o se, ancora una volta, è destinato a saltare un giro.
Lei di certo, ma è superfluo dirlo, saprebbe spiegare molto meglio di me quello che sta accadendo nel centrosinistra, quali pulsioni suicide lo pervadono, quale paralisi lo immobilizza, quale destino lo incatena a vecchi rancori e nuovi dissapori. Però Miriam non c’è. Mi (ci) manca la sua arguzia, mi (ci) manca la sua bravura giornalistica.
Ma forse entrambe sarebbero sprecate per lo spettacolo che gli impresari del PD stanno mandando in scena.

Comments
  • lucia Caracciolo
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    molto bello! Quanto è vero che Miriam troverebbe il PD più deludente di come lo ha lasciato! Ma la sua incantevole penna ci avrebbe comunque gratificati …nonostante ci sono forse oggi orecchie che non vogliono sentire!

  • Carmen Antonino
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    Maria Teresa Meli, grazie per aver egregiamente raccontato il pensiero di molti, e tra questi, il mio.

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