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Di Alessandro Gilioli, Caporedattore del sito de L’Espresso e blogger di Piovonorane.

«C’è un momento, nella storia degli uomini, delle famiglie e dei partiti nel quale bisogna dimenticare se non uccidere il padre, un momento nel quale l’eredità che egli ci ha lasciato appare troppo pesante, forse un impaccio per chi voglia procedere per la sua strada.
Un partito oggi non può sottrarsi oggi al compito di ridisegnare le istituzioni del paese, il terreno cioè sul quale deve svolgersi la civile competizione tra diversi progetti di governo della nostra società. Una società di cui bisogna conoscere i soggetti, i problemi, le aspirazioni, sapendo bene che un’epoca e una storia è finita e un’altra sta di fronte a noi.
Guardare questa società e questi problemi con gli occhi, i parametri, gli strumenti di ieri significherebbe rinunciare a capire e fare politica.
L’orizzonte del passato non esiste più. Bisogna fondare la propria identità sull’impegno qui e oggi per allargare la partecipazione dei cittadini, superare ingiustizie e diseguaglianze e garantire diritti».

Ecco, quando vi sembrano scritte queste righe? Dopo le elezioni del 24 febbraio, nel caos di un’Italia che ha perso il senso dell’orientamento e si divide tra la tifoseria e l’indifferenza?
No, sono state scritte più vent’anni fa, da Miriam Mafai, sull’Espresso.
Le ho ripescate nell’archivio del mio giornale poco prima che Mafai morisse, dopo che l’avevo incontrata per caso davanti alla scuola elementare Giardinieri, zona Caracalla, a Roma. Io a prendere mio figlio, lei una nipotina.
Non l’avevo mai vista prima e mi ha fatto impressione vedere che quel gigante intelettuale che avevo conosciuto attraverso i suoi scritti era un’anziana tanto minuta e felice di fare la nonna. «Fortissima e dolcissima», come era stata definita già poche ore dopo che se n’era andata.
Ma soprattutto una persona capace di riassumere in poche righe la missione morale e civile di chiunque, in qualsiasi modo, partecipi al dibattito pubblico: togliersi – sempre – gli occhiali di ieri, se necessario uccidere il padre, allargare la partecipazione dei cittadini, superare ingiustizie e diseguaglianze e garantire diritti.

Comments
  • Alessio Viscardi
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    Gli occhiali di ieri mi ricordano il concetto di cultural glass in sociologia: vedere le cose dal punto di vista della propria cultura, della propria socializzazione primaria e secondaria. Capire il mondo, nella sua varietà, è un compito molto più difficile. Bisogna guardare con occhi diversi le stesse cose.

  • Anne Clausen
    Reply

    je me réjouis de lire les articles on-line de Miriam Mafai

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